COSA SIGNIFICA ESSERE UNA STARTUP

Definizione, falsi miti e opportunità che si nascondono dietro questa realtà

Oggi sentiamo sempre più spesso la parola Startup, un termine e un fenomeno nato nella Silicon Valley che si è diffuso in tutto il mondo a macchia d’olio, rivoluzionando vecchi modelli di business e dando vita a nuove opportunità di crescita e sviluppo. Realtà come Apple, Google, Facebook, Airbnb sono solo alcuni degli esempi più noti di una rivoluzione di business e di mindset che ci confermano che il cambiamento non solo è possibile ma è essenziale per fare la differenza nel mercato attuale!
Il termine stesso di startup, infatti, si identifica con il concetto di una nuova azienda che è alla ricerca di un nuovo modello di business ripetibile e scalabile. Inizialmente legato ad aziende operanti nel mondo tecnologia, oggi questo termine può essere applicato per identificare nuove aziende che cercano di portare innovazione anche in altri ambiti.

Ma cos’è una Startup e cosa vuol dire fare Startup?

Attualmente la definizione più utilizzata per definire correttamente una Startup è quella data da Steve Blank, fondatore del movimento Lean Startup. Secondo Blank, una startup è “un un’organizzazione temporanea, che ha lo scopo di cercare un business model scalabile e ripetibile”. Per essere ancora più precisi, possiamo anche aggiungere un ulteriore caratteristica evidenziata da Paul Graham, fondatore di Y Combinator: una startup è un’organizzazione temporanea “concepita per crescere velocemente”.

I suoi punti chiave sono quindi:
1️⃣ Innovazione
2️⃣ Scalabilità
3️⃣ Replicabilità
4️⃣ Crescita veloce

Punti che sono interconnessi perché non basta che sia presente solo uno di questi. Devono esserci tutti. Altro aspetto da tenere in considerazione è quello di temporaneità. Una startup deve infatti crescere velocemente perché la sua crescita è legata alla sua esistenza. A differenza di una PMI, una startup ha un ciclo di vita breve e ha solo 2 alternative: crescere o morire.
Si stima che in media solo 1 startup su 10 riesca a decollare e ad entrare a tutti gli effetti nel mondo del business. Come ci insegnano i successi (e insuccessi) delle Silicon Valley, per avviare una startup e lanciarsi in questa sfida il mindset è tutto. Bisogna pensare in modo diverso e essere creativi. Credere in un sogno ma anche saperlo condividere. Utilizzare e sfruttare tutte le risorse che si hanno a propria disposizione. Lavorare con passione e saperla comunicare.
Per fare la differenza quindi non basta solo avere una buona idea. Servono anche impegno, strategia, pensare fuori dagli schemi (o come si dice “out of the box”), sapersi reinventare e (sembrerà assurdo) ma saper anche fallire. Solo così si può far decollare una startup e arrivare al successo.

Cosa fa una startup?

Quello che fa una startup è quello di imporsi sul mercato creando innovazione (attraverso o un servizio, un prodotto) che risponda ad un determinato problema in modo innovativo. L’idea innovativa deve essere poi scalabile: deve portare una crescita alla fast and furious.
Bisogna essere costanti, sperimentando e testando ogni idea per capire se ci stiamo muovendo nella giusta direzione e capire se ciò che stiamo proponendo è un’idea o un progetto che risponda realmente ai bisogni del mercato. Saper ascoltare le esigenze del nostri potenziali cliente è fondamentale. Ci aiuta a capire se il target che abbiamo in mente è quello giusto o se ci stiamo rivolgendo alla nicchia di mercato sbagliata. O ci può far accendere una lampadina e adattare la nostra idea alle reali esigenze del mercato. Sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione oltre a quello, ovviamente, legato al budget.
Una startup infatti parte da zero, non ha capitali suoi da poter investire ma solo un’idea/progetto da sviluppare e testare. Non ha una struttura già definita o delineata come una PMI: è tutto “work in progress”. Questo le permette di pro di essere estremamente flessibile e veloce nel cambiare rotta (aspetti che non sono propri delle PMI proprio perché hanno già una struttura più definita e più o meno complessa) ma di contro anche di essere più esposta ai fallimenti e alla necessità di trovare delle risorse per alimentarsi.
Altro aspetto da tenere a mente è che una startup è destinata a finire. Possibile? Ebbene si! Una volta che si raggiunge la fase di “exit” (sogno di ogni startupper) una startup cessa di essere una startup e entra a tutti gli effetti nel mondo del business, diventando a sua volta un’azienda strutturata e quotata in borsa. Ma anche l’inizio di una nuova sfida.
Il mindset di uno vero startupper può essere paragonato ad un “universo infinito”. Un cerchio che non si chiude mai, ma si espande da zero all’infinito.

I falsi miti:

Parlare di Startup oggi fa tendenza tanto che i luogo comune più diffusi sono che:

1) Basta avere una buona idea per fare una startup
2) Bisogna inventarsi qualcosa di superfantascientifivo per riuscire a fare una startup
3)Le startup sono cose da nerd e solo se vivi nella Silycon Valley puoi avere successo (vedi serie tv STARTUP)

In realtà quando si parla di startup bisognerebbe per prima cosa fare un attimo di chiarezza e ripartire appunto dalla definizione stessa di startup data da Steve Blank. E tenere anche a mente che fare startup è un lavoro a tutti gli effetti, che richiede appunto molto impegno, organizzazione e disciplina. Uno degli aspetti che a volte si trascura riguarda proprio il fatto che quando ci si approccia ad una startup ci si focalizza solo sull’aspetto di flessibilità e apertura mentale. Ma quello è anche prendere come punto di riferimenti gli aspetti vincenti delle PMI.
Anche (e soprattutto) quando si lavora in una startup bisogna ricordarsi che l’impegno, le scadenze da rispettare, le ore di lavoro da dedicare, l’importanza di una buona comunicazione e intesa con il team di lavoro hanno lo stesso peso e rilevanza (se non forse anche maggiore) di quello che hanno delle PMI. Fare startup non è un hobby o un passatempo: è un lavoro a tutti gli effetti. Avere ben chiari gli obiettivi, lavorare costantemente sulla strategia, essere organizzati e avere una buona comunicazione e sinergia creare con il nostro team di lavoro sono fattori essenziali che possono fare la differenza tra una startup vincente e una che si ferma già nella fase di partenza.
Altro aspetto fondamentale è quello di fare delle parola “cambiamento”, “adattabilità” e “sperimentazione” i propri mantra. Sperimentare aiuta a capire se l’idea che abbiamo in mente può essere validata. Ascoltare il nostro target e studiare i dati ricavati ci permettono di capire se stiamo andando nella giusta direzione. Adattabilità significa essere pronti a rivoluzionare tutta la strategia e metterne su una nuova in tempi record per venire incontro ai cambiamenti del mercato.
In una parola, non ci si può mai mettere seduti: se stiamo andando nella giusta direzione, quello che dobbiamo fare è capire come migliorare costantemente. Se stiamo sbagliando, dobbiamo essere bravi e veloci nel trovare nuove soluzioni e strategie. E anche il fallimento deve essere visto come uno stimolo di crescita e come un’opportunità per riuscire a realizzare davvero qualcosa che faccia la differenza sul mercato.
Fallire ci permette di capire, imparare e vincere le nuove sfide che il mercato ci mette davanti ogni giorno. Solo chi ha una mentalità e un approccio pronto a fallire può essere in grado di vincere nel mondo startup.
Estrema adattabilità al cambiamento (e al fallimento), energia, entusiasmo, costanza e approccio visionario devono essere parte di un mindset da startupper.

Ma che differenza c’è tra START UP e FASE START UP?

Come abbiamo detto, per Start Up si intende proprio un’organizzazione che presenta le caratteristiche base di:
✔️ Innovazione
✔️ Scalabilità
✔️ Replicabilità
Una startup cerca di imporsi sul mercato creando innovazione (attraverso o un servizio, un prodotto) che possa risolvere un determinato problema in modo innovativo. L’idea innovativa deve essere poi scalabile e deve portare una crescita “fast and furious”.
Una startup parte da zero, non ha capitali ma solo un’idea/progetto da sviluppare e testare. Non ha una sfruttare già definita o delineata: è tutto “work in progress”. Questo le permette di: essere estremamente flessibile e veloce nel cambiare rotta (aspetti che non sono proprio delle PMI proprio perché hanno già una struttura più definita e più o meno complessa) ma di contro è anche più esposta a fallimenti
Per fase “startup” si intende invece un momento di vita (o meglio ancora di nascita) di un’organizzazione, azienda ma anche di progetto. Progetto che può essere legato a qualsiasi tipo di azienda, non solo Startup ma anche un’azienda già consolidata come una PMI.
Oggi, infatti, molte PMI lavorano a loro interno su progetti startup per testare nuove idee, tecnologie e adottare l’approccio tipo da startupper per mantenere il passo con i cambiamenti del nuovo mercato. Ma cosa differenzia una startup da una PMI? Il capitale.
Una startup, infatti, a differenza di una PMI parte da zero. Non ha ancora risorse o soldi da investire. In questa fase, a differenza di una PMI che dispone già di un capitale, per una startup questo fase non è solo importante per focalizzarsi sull’aspetto organizzativo dei processi (sviluppo del prodotto/servizio, analisi di mercato e sviluppo di strategie di marketing). Deve anche trovare i finanziamenti.

Come si trovano i finanziamenti?

Per una startup trovare finanziamenti è essenziale: non avendo un proprio capitale, ha per forza di cose necessità di trovare delle fonti di finanziamento esterne per poter decollare.
La regola da tenere a mente per una startup è che, se vuole scalare il mercato e avere successo, la velocità di crescita deve essere rapidissima. Ma da sola ovviamente non più farcela. Per questo esistono incubatori, acceleratori oltre a una serie di step necessari per arrivare a ottenere finanziamenti attraverso crowdfunding o investitori privati.
Se attraverso il crowdfunding o la raccolta dei finanziamenti ottenuti tramite familiari, amici, ecc non è sufficiente per dare la spinta decisiva alla vostra start up, per ottenere dei finanziamenti più cospicui (che si aggirano intorno al milione di euro), bisogna puntare sui business angel o fondi di venture capital.
Si tratta di investitori privati che accettano di partecipare al rischio di impresa in cambio di quote. Più nel dettaglio, finanziano una startup con l’obiettivo che questa raggiunga la fase exit, ovvero che la startup cessi di essere una startup per diventare un’azienda più grande e/o venga quotata in Borsa: solo così chi ha investito sulla nuova impresa può realizzare una rendita e sentirsi spinto a nuovi investimenti.
Il sogno di ogni startupper è poter superare tutte le sfide e giungere davanti ad una giuria di potenziali investire per esporre il proprio Pitch pronti a giocarsi il tutto e per tutto: vincere o fallire.
Come potete convincerli che la vostra idea e il vostro progetto innovativo sono il cavallo vincente su cui puntare? O, usando un cerco più adatto alle startup, l’unicorno su cui credere (e investire)?
E qui entrano in ballo aspetti più tecnici che spesso vengono messi in secondo piano come:

- Delineare un business plan coerente con la nostra idea e che non faccia acqua da qualche parte
- Saper realizzare e mettere in pratica un business model canvas e avere ben chiara la propria value preposizione
- Essere in grado di sviluppare un MVP (minimum value product)
- Riuscire a trovare i giusti incubatori e acceleratori
- Essere in grado di realizzare un Pitch perfetto da presentare a potenziali investitore

Proprio per questa ragione, Startup Mentors vuole essere al fianco di ogni startup per darle supporto e guidarla in ogni singolo step. Come? Abbiamo realizzato un database di mentor professionisti qualificati in vari ambiti digital che possono essere al vostro fianco per sostenervi e aiutarvi a realizzare le vostre idee. Per scoprire di più, richiedi una nostra consulenza gratuita

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