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Claude Code in 30 minuti: la guida ufficiale Anthropic
Perché vale la pena vederlo
Boris Cherny, il creatore di Claude Code in Anthropic, mostra in 28 minuti come passare da prompt sparsi a workflow strutturato: codebase Q&A, CLAUDE.md, slash command, SDK e sessioni in parallelo. Tactical, zero teoria.
Per chi è
Riassunto
Boris Cherny, member of technical staff in Anthropic e creatore di Claude Code, ha tenuto un workshop dal vivo di 28 minuti dedicato esclusivamente alla pratica: niente storia del prodotto, niente teoria sugli agent, solo prompt che funzionano e workflow da copiare. Per chi sta usando Claude Code in modo superficiale, è il salto più rapido da "interessante" a "questo cambia il mio mese".
Cosa è Claude Code (e perché non è un autocomplete)
Cherny apre chiarendo il posizionamento: Claude Code non completa righe di codice, costruisce feature intere, scrive funzioni e file completi, fixa bug end-to-end. È fully agentic e gira nel terminal, quindi funziona con qualunque IDE, anche su SSH remoto o dentro tmux. Non chiede di cambiare workflow. L'unico requisito di installazione è Node.js.
Prima cosa da fare dopo l'install: lanciare /terminal-setup (così shift+enter va a capo senza backslash), scegliere un tema con /theme, installare la GitHub app con /install-github-app per menzionare Claude in issue e pull request, e personalizzare gli allowed tool per non doverli approvare ogni volta. Su macOS, suggerisce di attivare la dictation di sistema: parlare i prompt al posto di scriverli si rivela più veloce ed esprime meglio l'intento.
Pillar 1: parti da codebase Q&A, non dall'editing
Il consiglio numero uno per chi inizia, anche per onboardare un nuovo dev nel team: non far scrivere codice subito. Fai domande al codebase. Tipo "come si istanzia questa classe?", "dove viene usata questa funzione?", "perché questo metodo ha 15 argomenti chiamati così?". Claude Code non fa una text search, va più in profondità: legge gli usage, attraversa la git history, segue i link agli issue collegati nei commit, e ti restituisce una sintesi da wiki interna.
Il dato concreto: in Anthropic l'onboarding tecnico richiedeva 2-3 settimane, ora ne richiede 2-3 giorni. La differenza è quasi tutta qui. E nota una cosa importante per la privacy: nessuna indicizzazione remota, il codice non viene caricato da nessuna parte, non viene usato per addestrare modelli. Setup zero, no attesa, lo accendi e funziona.
Esempio di prompt che Cherny usa ogni lunedì mattina nello standup: "what did I ship this week". Claude Code conosce il suo username, scorre il git log, restituisce un report copiabile.
Pillar 2: editing con plan-first e iterazione
Solo dopo che ti senti a tuo agio con il Q&A, passa all'editing. Claude Code ha un set di tool piccolo e voluto: edit file, bash, search file. È il modello che decide come comporre la sequenza, non serve guidarlo a basso livello.
Il pattern critico per le feature non banali: chiedere un piano prima del codice. "Brainstorma, proponi un piano, fammelo approvare prima di scrivere". Non serve una plan mode, basta scriverlo nel prompt. Cherny mostra anche un'incantation che usa quotidianamente: "commit, push, PR". Claude legge la git history, deduce il formato dei commit del repo, crea il branch, push e apre la pull request.
Il salto di qualità arriva dando a Claude Code un loop di feedback: unit test che può eseguire, screenshot via Puppeteer, screenshot del simulatore iOS, e mock di una UI da replicare. Con un canale per verificare il proprio output, itera due-tre volte e arriva quasi sempre al risultato giusto. Senza loop di verifica si fida del primo tentativo, e qui sta la differenza tra "quasi giusto" e "production-ready".
Pillar 3: dare contesto con CLAUDE.md, slash command, MCP
Più contesto dai a Claude, migliori sono le decisioni. Lo strumento principale è il file CLAUDE.md nella root del progetto: viene letto automaticamente all'inizio di ogni sessione e iniettato nel primo turno utente. Mettici i comandi bash ricorrenti, gli MCP attivi, le decisioni architetturali, i file core, lo style guide. Va committato e condiviso col team. Tienilo corto: se diventa enorme consuma context window senza valore aggiunto.
Esiste anche CLAUDE.local.md per le tue preferenze personali (non da committare), CLAUDE.md in sottocartelle (caricati on-demand quando Claude lavora lì), ed enterprise policy globali per tutti i dipendenti di un'azienda. Stessa logica gerarchica per gli slash command (.claude/commands/ nel repo o nella home), per le permissions, e per il file .mcp.json che propaga gli MCP server al team.
Tip operativo per chi gestisce un team: shared project context. Scrivi una volta, condividi con tutti, e ottieni un effetto network: una persona migliora la config e ne beneficia tutto il team. Comando /memory per vedere quali file di memoria sono attivi nella sessione corrente; il cancelletto # davanti a una nota la salva direttamente in CLAUDE.md.
Keybinding e Claude Code SDK: dove diventa una power tool
Sezione rapida di scorciatoie da terminal che pochi conoscono: shift+tab per entrare in auto-accept edits (i bash command continuano a chiedere approvazione, gli edit vengono accettati automaticamente, sempre annullabili), # per far ricordare qualcosa a Claude, ! per droppare in bash mode (output finisce nel context), escape per interrompere in qualunque momento senza corrompere la sessione, escape escape per saltare indietro nella history, ctrl+R per vedere l'output completo, claude --resume o --continue per riaprire una sessione.
Poi c'è l'SDK. Il flag -p trasforma Claude Code in una utility da riga di comando: gli passi un prompt, definisci gli allowed tool, scegli il formato di output (JSON o JSON streaming), e lo usi in CI, in pipeline, in incident response. Funziona come una utility Unix intelligente: piping in input ("git status | claude -p"), piping in output verso jq. Cherny lo descrive come "barely scratched the surface" — il pattern è ancora in scoperta, ma già oggi viene usato per leggere log da bucket GCP, fetchare dati da Sentry CLI, automatizzare label di issue su GitHub.
Ultimo livello, da power user: parallelismo. Mentre la maggior parte degli ingegneri lavora con una sessione attiva, chi spinge davvero sullo strumento usa più checkout dello stesso repo, sessioni SSH multiple, tunnel tmux verso istanze Claude Code remote, git worktrees per isolare il lavoro. Il dato di chiusura sulla cultura interna: circa l'80% dei dipendenti tecnici di Anthropic usa Claude Code ogni giorno, inclusi i ricercatori che lavorano su notebook.
Il Q&A finale aggiunge tre dettagli utili. La parte più tricky nello sviluppo è stata la safety dei comandi bash: la soluzione è static analysis per identificare i read-only, più un sistema di permission tiered con allow list e block list a più livelli. Claude Code è multimodal dall'inizio: drag-and-drop di un'immagine, file path, copy-paste, tutti modi validi per passargli un mock. E viene usato anche per machine learning e modeling, ricercatori inclusi, con il tool notebook per editare ed eseguire celle. La chiusura del workshop è un invito tattico: configura una volta, condividi con il team, ed estrai valore da questa configurazione per mesi. Per chi lo sta usando da poco, il primo investimento giusto è scrivere il CLAUDE.md del repo principale e committarlo.
Key takeaways
- →Parti sempre da codebase Q&A: usa Claude Code per fare domande al tuo codice prima di farlo scrivere. In Anthropic l'onboarding tecnico è passato da 2-3 settimane a 2-3 giorni con questo approccio.
- →Il codice resta locale: niente indicizzazione remota, nessun upload, nessun training su quello che gli dai. Setup zero, lo avvii e funziona.
- →Prima di scrivere, fai pianificare: dì a Claude Code di brainstormare e proporre un piano prima di toccare i file. Riduce drasticamente il rifacimento di feature lunghe.
- →Il file CLAUDE.md nella root del repo viene caricato automaticamente a ogni sessione: mettici comandi bash ricorrenti, MCP attivi, decisioni architetturali. Da committare per il team.
- →Claude Code è anche una utility Unix: con il flag -p hai un SDK CLI che restituisce JSON, lo piping funziona in entrambe le direzioni e lo usi in CI, incident response, pipeline.


