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How Google sets goals: OKRs / Startup Lab Workshop

GV (Google Ventures)·1:22:00·en·2013operations

Perché vale la pena vederlo

Come Google fissa gli obiettivi: il framework OKR raccontato da chi l'ha implementato dentro l'azienda. Workshop di ottantadue minuti distillato nei principi operativi che puoi applicare oggi nella tua startup, anche se sei un team di cinque persone.

Per chi è

operatorfounder

Riassunto

Come Google fissa gli obiettivi: il framework OKR

Rick Klau, partner di Google Ventures, conduce un workshop dello Startup Lab dedicato agli Objectives and Key Results, il sistema con cui Google ha gestito la propria crescita dal millenovecentonovantanove ad oggi. Klau parte da una premessa che vale per ogni founder italiano tentato di liquidare il discorso con un "tanto noi non siamo Google": quando John Doerr arrivò a presentare gli OKR a Larry Page, Sergey Brin e Marissa Mayer, Google aveva meno di un anno di vita. Il framework non è un lusso da big tech, è uno strumento per imporre disciplina a un'azienda giovane e ambiziosa.

Le origini: da Andy Grove a John Doerr a Google

Gli OKR nascono in Intel sotto Andy Grove negli anni Settanta. John Doerr li impara lì come dipendente, poi diventa partner di Kleiner Perkins e nel millenovecentonovantanove li porta a Google insieme al primo investimento del fondo. Steven Levy, nel libro In the Plex, racconta che il framework fu accolto immediatamente dai googler perché era percepito come dato, non come burocrazia. La distinzione è centrale: gli OKR servono a quantificare il lavoro invece di limitarsi a descriverlo qualitativamente.

Klau cita Mayer testualmente: un dipendente non scrive "renderò Gmail un successo", scrive "lancerò Gmail a settembre e avrò un milione di utenti entro novembre". Due key result, due numeri, due date. La frase di Doerr che Klau ripete più volte è: non è un key result se non ha un numero.

Il framework: obiettivi, key result e l'esempio del football

Doerr usò la squadra di football per spiegare la struttura cascata. Klau riprende l'analogia con i San Francisco Forty-Niners. Il general manager ha l'obiettivo di vincere il Super Bowl e riempire lo stadio all'ottantotto percento. Il head coach non si preoccupa degli incassi: il suo obiettivo è solo vincere, declinato in key result tipo "duecento yard di passaggi", "differenziale di palloni recuperati positivo". Il responsabile public relations possiede il riempimento dello stadio: ingaggio di giocatori carismatici, copertura media, evidenziazione dei key player.

Scendendo, il defensive coordinator si concentra solo su statistiche difensive, l'offensive coordinator solo su completamento passaggi, lo special teams su return e block. Non tutti gli obiettivi individuali risalgono fino agli OKR aziendali, ma il flusso bottom-up si ricongiunge naturalmente a quelli più alti. Il news team con i suoi tre featured article della domenica non vedrà mai quel numero negli OKR del team owner, ma quel lavoro serve a riempire lo stadio, che invece è un obiettivo aziendale.

La regola del bottom-up

Doerr nelle slide originali scrive che il sessanta percento degli obiettivi deve venire dal basso. Klau riformula: più della metà degli obiettivi aziendali deve emergere dagli individui che salgono attraverso l'organizzazione. Se la dettatura top-down è troppo forte, le persone si limitano a eseguire ordini invece di portare spunti su cosa funziona davvero. Il caso Gmail è emblematico: Paul Buchheit era un ingegnere infastidito dai mail client su Linux, partì per conto suo, e quel suo OKR personale è poi diventato un obiettivo strategico aziendale.

Esempi reali: gli OKR di Klau su Blogger

Klau condivide i propri OKR di quando era product manager di Blogger nel duemilaotto. Contesto: Blogger era l'ottava property web al mondo, terza per page view in Google dopo Search e YouTube, ma generava pochi ricavi ed era ignorata internamente.

Obiettivo uno: accelerare la crescita dei ricavi

  • Lanciare il monetize tab per ridurre da quattordici click a uno l'attivazione di AdSense per i blog owner
  • Implementare AdSense host channel placement targeting per aumentare gli RPM di una percentuale specifica
  • Lanciare tre esperimenti revenue-specific per imparare cosa muove la crescita
  • Finalizzare il PRD del Blogger ad network e ottenere allocazione engineering per il trimestre successivo

Il dettaglio cruciale è il modo in cui i key result sono scritti. Implementare il targeting non basta: il key result è scritto in modo tale che, se l'implementazione non muove gli RPM, il grade è zero o zero virgola due. La misura non è l'output (lo abbiamo lanciato), è l'outcome (ha avuto impatto sui ricavi).

Grading: il punteggio onesto

Klau mostra i grade reali di quel trimestre. Lancio del monetize tab: uno (binary, fatto, lanciato). Host channel targeting: fallito perché non spostò gli RPM. Tre esperimenti: zero virgola sette perché due dei tre furono significativi, il terzo mal disegnato. PRD ad network: zero virgola otto perché il documento era pronto ma c'era ancora horse trading sull'allocazione ingegneri. Media obiettivo: zero virgola sette.

La lezione operativa: il punteggio target è zero virgola sei o zero virgola sette. Se prendi costantemente uno, stai sandbaggando, ti sei dato obiettivi troppo facili. Sotto lo zero virgola quattro è territorio rosso e diventa forcing function per ripensare se quell'obiettivo va portato avanti o accantonato. Klau insiste: non spendere più di pochi minuti sul grading, il lavoro deve andare nel fare, non nel valutare cosa hai fatto.

Errori comuni e principi operativi

Quanti obiettivi per trimestre

Mai dodici. Klau racconta un trimestre con sette obiettivi e descrive l'esperienza come mentalmente sfiancante. Tredici settimane di trimestre divise per sette obiettivi danno meno di due settimane per spostare l'ago su ciascuno: irrealistico. La cifra giusta è tre, massimo cinque obiettivi, ognuno con tre o quattro key result. Non riempire ogni obiettivo di key result solo per limitare gli obiettivi: anche i key result hanno una quota di attenzione limitata.

Gli OKR non sono performance review

Punto che sorprende molti. In cinque anni di OKR a Google, Klau non ha mai avuto i suoi grade trimestrali considerati nelle annual review. Gli OKR sono uno strumento di focus operativo, non di valutazione delle persone. Mischiarli con bonus e promozioni distrugge il framework: la gente comincia a sandbaggare per essere sicura di prendere uno, e perdi tutto il valore della tensione ambiziosa.

Trasparenza pubblica come meccanismo

Ogni dipendente Google ha gli OKR pubblici nella directory aziendale, accanto al numero di telefono e all'email. Vedi quelli di Larry e Sergey, vedi quelli del collega della scrivania accanto, vedi quelli di trimestri precedenti con i grade. Klau racconta un caso pratico: quando era PM della homepage YouTube, chiunque volesse promuovere un prodotto sulla homepage poteva consultare i suoi OKR del trimestre prima ancora di parlargli. Se la richiesta si allineava ai suoi obiettivi, conversazione facile. Se no, l'altro sapeva di partire in salita.

Cadenza e timeline operativa

Klau propone un calendario concreto per chi vuole adottare il framework da gennaio. Novembre: il CEO definisce gli OKR aziendali Q1 e annuali, l'azienda decide il tool di tracking (wiki, Google Sites, app interna semplice). Dicembre: comunicazione aziendale degli OKR di company, ogni individuo abbozza i propri OKR personali e negozia con il manager. Inizio gennaio: meeting aziendale con presentazione di OKR di company e team. Metà febbraio: check-in mid-quarter individuale per ricalibrare. Fine marzo / inizio aprile: grading individuale, di team e di company, meeting aziendale dove i team owner spiegano cosa hanno mancato e perché.

Klau cita un'email memorabile di Jonathan Rosenberg, head of product di Google, che a inizio novembre fece un public shaming dei nove PM su diverse centinaia che non avevano ancora postato gli OKR del Q4. Il messaggio era inequivocabile: questo conta, dal CEO in giù.

Tool: bassa tecnologia funziona

Klau è esplicito: il tool conta meno della disciplina. Google internamente usa un'app proprietaria minimale (text field, button "average my scores", basta). Per startup piccole vanno benissimo Google Sites, una wiki, un Google Spreadsheet. La cosa che deve esistere è la visibilità incrociata: tutti devono poter vedere gli OKR di tutti.

Q&A: i punti pratici

Le domande dal pubblico fanno emergere principi che Klau ribadisce. Quando iniziare: il prima possibile. Klau ha implementato OKR su sé stesso anche da team di una persona allo Startup Lab, perché la disciplina di guardare avanti dichiarando cosa farai e cosa non farai vale a qualsiasi scala. Cadenza di check-in: una o due volte per trimestre col manager, niente meeting settimanali sugli OKR, il punto è fare il lavoro non riunirsi sul lavoro. Allineamento bottom-up con top-down: dopo aver abbozzato i tuoi OKR, partecipi al meeting aziendale dove vengono presentati quelli di company. Se non vedi gli OKR aziendali riflessi nei tuoi, è il momento della penna rossa per riallineare.

Klau chiude con una nota personale. In un trimestre da PM della homepage YouTube possedeva due dei cinque OKR aziendali in un'azienda da trentamila persone. Esperienza terrificante e formativa. Gli OKR funzionano perché ti costringono a vedere se quello che fai conta davvero, o se stai galleggiando.

Key takeaways

  • Limita gli obiettivi a 3-5 per trimestre, ognuno con 3-4 key result quantificabili: se non c'è un numero, non è un key result
  • Punta a un grade tra 0,6 e 0,7 sulla scala 0-1: prendere costantemente uno significa che stai sandbaggando, non che stai eccellendo
  • Rendi gli OKR pubblici dentro l'azienda dal CEO in giù: la trasparenza è il meccanismo di allineamento, non un nice-to-have
  • Gli OKR non sono uno strumento di performance review: servono a focalizzare il lavoro trimestrale, non a determinare promozioni o bonus
  • Almeno il sessanta percento degli obiettivi deve nascere bottom-up: il top-down puro distrugge la motivazione e perde spunti preziosi dal team

FAQ

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