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Biggest Mistakes First-Time Founders Make - Michael Seibel

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Perché vale la pena vederlo

Sette minuti di Michael Seibel su YC: gli errori che vede ripetere ai first-time founder nel primo anno di azienda. Riconoscili nel tuo team prima che diventino fatali.

Per chi è

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Riassunto

I sette errori che Michael Seibel vede ripetersi

Michael Seibel guida YC dopo aver fondato Justin.tv e visto da dentro la trasformazione in Twitch. In questo intervento condensa in sette minuti gli errori più frequenti dei first-time founder nel primo anno di azienda. Non sono errori fatali presi singolarmente, ma sommati spiegano perché tante startup chiudono prima ancora di trovare il proprio mercato.

Lavorare su un problema che non ami

Il primo errore è silenzioso e si manifesta dopo qualche mese. Molti founder scelgono un problema perché pensano possa crescere in fretta, perché sembra cool, perché qualcuno potrebbe volerlo. Non perché a loro interessi davvero. Funziona finché tutto va liscio. Quando arrivano i primi sei mesi duri, la motivazione si esaurisce e il founder smette di lavorarci.

La maggior parte delle startup che falliscono, dice Seibel, non muore per ragioni di mercato. Muore perché i founder perdono la voglia di continuare. Sono partiti senza una connessione profonda con il problema, senza essere disposti a dedicargli cinque o più anni della propria vita. La regola operativa è brutale ma utile: prima di scrivere una riga di codice, chiediti se ti vedi su questa cosa per cinque anni anche se va male.

Lo stesso vale per il secondo errore: aiutare utenti verso cui non hai vero interesse. Seibel racconta la storia di Justin.tv. All'inizio l'idea era democratizzare il live video, una missione astratta. La squadra si entusiasmava per il concetto, non per le persone che usavano davvero la piattaforma. Solo quando Emmett Shear ha rifocalizzato l'azienda sui gamer, comunità che lui amava e capiva, è nata Twitch. Il pivot non è stato tecnologico, è stato una riconnessione umana con gli utenti.

Co-founder e conversazioni che nessuno fa

Il terzo errore è la scelta del co-founder. Le startup sono talmente dure che avere una relazione preesistente con chi ti accompagna non è un vezzo, è una rete di sicurezza. Amici, colleghi, compagni di un progetto di studio: serve una storia condivisa che ti dica come reggete insieme la pressione e come lavorate quando le cose si rompono. Trovare un co-founder ieri sera a un evento di networking è un punto di partenza pessimo.

Il quarto errore è la conseguenza diretta del terzo: la mancanza di conversazioni trasparenti tra co-founder. Ci sono temi ricorrenti che generano tensione in quasi tutti i team: il mio socio sta lavorando duro come me, abbiamo lo stesso obiettivo, chi fa engineering, chi fa prodotto, chi parla con i clienti. Spesso i founder evitano il discorso perché temono il conflitto. Il risentimento si accumula, e quando finalmente la conversazione arriva, è già una lite. Una conversazione organizzata, fatta in tempo, prima che il malumore diventi crisi, è una delle abitudini più protettive che si possa costruire.

Non lanciare e poi non misurare

Il quinto errore è aspettare troppo per lanciare. Launch è diventata una parola carica: i founder se la immaginano come un evento mediatico, con la stampa, i blog, l'hype. Per paura di non essere pronti, rimandano. Seibel fa notare che nessuno ricorda il giorno in cui Snapchat, Instagram, WhatsApp o Uber sono partiti. Il lancio è un evento significativo solo per chi lo vive da dentro. Per i clienti è irrilevante.

La regola è mettere il prodotto in mano alle persone il prima possibile. Finché non lo fai, non puoi validare se risolve un problema. Meglio un prodotto più ruvido in mano ai clienti questo mese che un prodotto perfetto fra sei mesi. Le eccezioni esistono in mercati molto regolati come banking o lending, dove il via libera deve arrivare prima dei clienti. Per la maggior parte delle startup consumer e B2B che YC vede, costruire un MVP e lanciarlo in meno di un mese è fattibile.

Una volta lanciato, il sesto errore arriva subito: non misurare. Non sapere cosa fanno gli utenti quando arrivano, dove cliccano, dove abbandonano. Costruire prodotto senza analytics significa volare al buio. Strettamente collegato c'è un settimo punto: non avere idea di dove arriveranno i primi utenti. Trovare i primi cento o mille è un problema di crescita. Trovare i primi cinque non lo è: dovrebbero arrivare dalla tua rete, da persone che già conosci con quel problema, da una community che già frequenti. Se non sai da dove tirarli fuori, è un segnale che hai scelto un problema lontano dalla tua vita.

Sizzle vs steak: il cargo cult della startup

L'errore finale è di prioritizzazione. Seibel lo chiama "sizzle over steak": confondere lo scintillio con la sostanza. Press, conference, investor da incontrare, hiring di figure senior, eventi: sono attività che fanno sentire founder, ma non sono il lavoro vero. Il lavoro vero è spingere prodotto, metterlo nelle mani degli utenti, ascoltare cosa funziona e cosa no, iterare.

Quando una startup passa più tempo a comportarsi da startup che a fare il lavoro di una startup, diventa un cargo cult. Sembra una vera azienda, ne ha tutte le forme esteriori, ma non sta facendo le uniche cose che contano davvero. Seibel chiude con un caveat onesto: per ognuno di questi errori esistono startup che li hanno commessi tutti e hanno avuto successo lo stesso. Sono eccezioni. Se vuoi alzare la probabilità che la tua azienda funzioni, riducile al minimo.

Key takeaways

  • Scegliere un problema che non ti interessa davvero è la prima causa di mortalità: la maggior parte delle startup che falliscono perdono la motivazione, non il mercato.
  • Costruire per utenti che non ami è un blocco silenzioso: Justin.tv è diventata Twitch solo quando Emmett Shear ha rifocalizzato l'azienda sui gamer, persone che amava davvero.
  • Co-founder che non conosci bene = roulette russa: serve una storia condivisa (amici, colleghi, compagni di studi) per sapere se reggete insieme i momenti duri.
  • Lanciare presto vale più del lancio perfetto: nessuno ricorda il giorno in cui Snapchat o Instagram sono usciti, e tu non puoi validare nulla finché il prodotto non è davanti ai clienti.
  • I primi 5 utenti devono uscire dalla tua rete o da un canale già identificato; se non sai da dove arrivano, probabilmente hai scelto un problema che non vivi.
  • Press, conference, investor e hiring sono sizzle: il vero lavoro della startup è mettere il prodotto in mano ai clienti e iterare. Tutto il resto è cargo cult.

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