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Lexroom: come hanno raccolto 16 milioni da Base10

Made IT Podcast·45:00·it·2025pitch-fundraising

Perché vale la pena vederlo

Se stai pensando di pitchare a un VC americano da fondatore italiano, ascolta come Lexroom ha convinto Base10 in inbound dopo 5x di ARR in 6 mesi e con cosa ha posizionato la propria italianità.

Per chi è

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Riassunto

Lexroom è una startup legaltech italiana fondata nel 2023 da Martina Domenicali, Paolo Fois e Andrea Alonza dentro il programma venture builder Vento. In meno di due anni il team ha portato la piattaforma di intelligenza artificiale per studi legali e dipartimenti legal in-house da MVP a 5 milioni di euro di ARR, con clienti come FastWeb, Satispay, Mediolanum, Osborne Clarke, Generali e i principali studi tier-one italiani. Nell'episodio di Made IT condotto da Ines Macula, Martina e Paolo raccontano end-to-end come hanno costruito il prodotto, validato il mercato, gestito il fundraising e chiuso un Series A da 16 milioni di euro guidato da Base10 Partners, fondo della Silicon Valley dietro a Figma e Notion.

Da Vento ai primi 50.000 euro

La storia di Lexroom inizia nel 2023 dentro Vento, il programma venture builder che seleziona founder con attitudine imprenditoriale ma senza un'idea o un team già formato. Martina arrivava dal mondo legale dopo un double degree a Londra e una prima startup chiusa, Paolo aveva costruito esperienza in Macai con Giovanni Cavallo durante il boom del food delivery, Andrea si è aggiunto come co-founder CTO negli ultimi due mesi del programma. Vento li ha messi in una stanza con altri 40 aspiranti founder, ha pagato uno stipendio per sei mesi e ha permesso loro di iterare sul team prima ancora che sull'idea, finanziando alla fine del programma circa sei o sette startup con un primo ticket da 50.000 euro. Per Martina e Paolo questo formato ha funzionato come sostituto dei sei mesi che di solito si passano con un coinquilino o un collega prima di decidere di fondare insieme. La prima cosa che si sono detti, raccontano, è che ognuno aveva la stessa ambizione e una complementarietà forte tra background giuridico, finanziario-commerciale e tecnico.

Validazione: vendere l'MVP dal giorno zero

L'intuizione è arrivata quando ChatGPT ha aperto il mercato dei large language model e Andrea e Paolo hanno proposto a Martina di applicare la tecnologia al diritto. Per Martina, abituata a passare giornate intere su tomi giuridici durante il college, la ricerca legale era il caso d'uso più evidente: richiedeva specializzazione e precisione che gli LLM generalisti non potevano garantire per via dell'allucinazione. La strategia di validazione è stata una sola: vendere il prodotto fin dal primo giorno. La squadra ha costruito un MVP, lo ha portato dai primi studi e ha incassato feedback costruttivi del tipo "vorrei fare di più con questo prodotto", che secondo Paolo sono i feedback migliori da avere all'inizio. Quando devi mettere mano al portafoglio dici la verità, dice Paolo, e questo è un principio che ha guidato la pipeline commerciale: niente discovery interview gratuite, solo conversazioni con chi era disposto a pagare.

Il pitch a un head of legal di multinazionale

Martina racconta concretamente come pitchare l'extra a una head of legal di una multinazionale. Il punto di partenza è che oggi nessun general counsel si chiede se adottare l'AI ma quale strumento adottare, perché praticamente tutti hanno già testato ChatGPT e si sono scontrati con l'allucinazione su informazioni giuridiche. La conversazione parte da lì: "hai già provato un generalista? Quale difficoltà hai incontrato?". Da quel problema critico Lexroom presenta una piattaforma che ha la stessa potenza di un LLM generalista ma con fonti ufficiali mappate insieme agli studi tier-one italiani e con la possibilità per l'avvocato di verificare ogni citazione. Il caso d'uso più raccontato è la revisione contrattuale alla luce di una nuova policy AI Act: l'utente carica contratto e policy, Lexroom fa la ricerca, analizza, propone modifiche alle clausole e giustifica ogni scelta con la fonte. Il messaggio di posizionamento è "il giudizio del professionista non viene sostituito ma amplificato", una formulazione che chiude la porta alla paura della disintermediazione e tiene gli avvocati alleati invece che sulla difensiva.

Per arrivare ai grandi nomi enterprise il team ha lavorato su due leve in parallelo. Prima leva, partnership con studi legali tier-one italiani come Gianni & Origoni, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici e uno studio legale tier-one per costruire affidabilità di prodotto e brand fin dal day one. Seconda leva, case study concreti: FastWeb è stato uno dei primi enterprise a credere a Lexroom, e da lì il team ha bussato a tutte le altre big italiane raccontando come aveva efficientato dipartimenti privacy, appalti e legal. Avere casi d'uso veri da mostrare è stato decisivo perché le aziende sanno che devono adottare l'AI ma non sanno come implementarla, e un riferimento concreto pre-vendita riduce il rischio percepito.

Series A da 16 milioni: tre fattori che hanno convinto Base10

Sei mesi prima dell'episodio Lexroom aveva chiuso un seed da 2,6 milioni di euro. Sei mesi dopo, il Series A da 16 milioni guidato da Base10 Partners con Curio Ventures, View Different (il fondo di Diego Piacentini, ora advisor) e l'angel Riccardo Zacconi tra i partecipanti. Paolo è molto preciso sui tre fattori che hanno innescato l'inbound dei VC americani. Primo: il prodotto. Lexroom ha il 60% degli utenti mensili che si connette ogni giorno alla piattaforma, con 1.000-1.500 utenti contemporaneamente attivi. La metrica chiave non sono solo le revenue ma il fatto che gli account paganti usano davvero il prodotto, perché nel settore AI è facile prendere budget per esperimenti che poi non vengono adottati. Secondo: la traction commerciale. Lexroom ci ha messo 9 mesi per arrivare a 1 milione di ARR e poi 6 mesi per passare da 1 a 5 milioni, con un raddoppio per trimestre e target di 8 milioni a fine anno. Terzo: l'ambizione internazionale dichiarata fin dall'inizio. Tutti i materiali interni del team erano in un misto di italiano e inglese perché la visione era sempre quella di andare oltre l'Italia, localizzando le fonti dati sul mercato target. Su questo terzo punto Paolo insiste: senza ambizione internazionale dichiarata e visibile nei materiali, i primi due fattori non sarebbero bastati.

Sul fundraising stesso il team scherza definendosi "i re dell'inbound": sia il seed entourage sia Base10 sono arrivati senza pitch a freddo, perché il posizionamento di Lexroom nel settore legaltech AI europeo era abbastanza forte da farsi trovare dai fondi che cercavano deal in quel verticale. La lezione, anche se Martina e Paolo non la formulano esplicitamente, è che il miglior fundraising è quello che non devi cercare attivamente, e ci si arriva costruendo segnali pubblici (clienti enterprise, metriche di adozione, partnership) che fanno il lavoro al posto tuo.

Difendibilità nell'era degli LLM e advice ai founder

Una delle domande più interessanti dell'episodio riguarda la difendibilità: con LLM sempre più accessibili e con startup AI che crescono in modo esponenziale, come si fa a non essere copiati da chi raccoglie 50 milioni la settimana dopo? Per Paolo la risposta sta nel non confondere l'era dell'AI con il fatto che si fa prodotto come si è sempre fatto. La difendibilità non nasce dal modello LLM (che è commodity) ma da network effect, integrazione nei workflow aziendali e abitudine degli utenti. L'esempio che cita è quello di HubSpot e Salesforce: aziende quotate B2B nate negli anni 2000 il cui prodotto tecnicamente potrebbe essere riscritto in poche settimane, ma che restano in piedi perché sono incastrate nei processi di chi le usa. Sul timing invece c'è una finestra di land grab specifica dell'AI: lo standard di mercato dice che il 10-20% dei clienti sta cercando una soluzione come la tua in ogni momento, ma nell'AI quella percentuale è al 100% perché tutti stanno valutando AI per i loro workflow. Quindi devi essere il primo, devi avere il prodotto migliore e poi devi fare in modo di non perderli più.

Sul piano personale, l'episodio si chiude con due consigli ai founder all'inizio del percorso. Martina dice che si inizia cominciando: la sua prima startup è stata un fallimento, ma senza quel fallimento non sarebbe oggi a Lexroom e i cofounder di quella prima esperienza lavorano ancora con lei. Paolo aggiunge una raccomandazione più pratica: prima di tuffarti, assicurati di avere un anno e mezzo o due di liquidità personale in cassa, perché la solitudine del founder journey e i momenti di down sono inevitabili e bisogna avere il margine psicologico per attraversarli senza compromettere la lucidità. La seconda raccomandazione è trovare cofounder con cui fare il percorso, perché il founder solitario molla molto più facilmente di un trio che si tira su a vicenda quando uno è giù.

Sull'italianità come asset, Paolo la lega alla concretezza: in Italia bisogna mostrare prima di raccontare, mentre il mercato americano è più fuffa-oriented. Avere costruito Lexroom sotto questa pressione di sostanza ha portato l'azienda al break-even prima di ogni round di finanziamento, una caratteristica che Base10 ha apprezzato esplicitamente. Quando Paolo confronta il prodotto Lexroom con quello dei competitor internazionali iper-finanziati, dice che dalla qualità non si direbbe mai che ci sono centinaia di milioni di differenza nel funding raccolto. Tradotto: per i founder italiani che vogliono pitchare a investor globali, frugality e capital efficiency non sono limiti ma argomenti di vendita.

Key takeaways

  • Vento venture builder ha fatto da sostituto ai 6 mesi di amicizia: Martina, Paolo e Andrea si sono conosciuti dentro il programma e hanno preso 50.000 euro di pre-seed solo dopo aver iterato sul team per mesi.
  • Lexroom ha venduto un MVP dal giorno zero a clienti paganti per ottenere feedback reali, non quelli da amici e famiglia: a 9 mesi dal lancio era a 1 milione di ARR, oggi a 5 milioni.
  • Il pitch a head of legal di multinazionale parte sempre dalla domanda 'hai già provato un LLM generalista?' e leva su due pilastri: partnership con studi tier-one (Gianni & Origoni, Gatti Pavesi) e case study concreti (FastWeb, Satispay, Mediolanum).
  • Base10 Partners è arrivato in inbound: secondo Paolo Fois sono stati tre fattori a innescarlo, prodotto con 60% di utenti mensili attivi giornalmente, traction commerciale (5x in 6 mesi) e ambizione internazionale dichiarata fin dal day one.
  • La difendibilità di una startup AI non sta nel modello LLM ma nei network effect, nell'integrazione nei workflow aziendali e nell'abitudine degli utenti, esattamente come HubSpot e Salesforce vent'anni fa.

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