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Come pitchare la tua startup seed (Michael Seibel, YC)
Perché vale la pena vederlo
Michael Seibel ha condotto oltre 2.000 colloqui Y Combinator. In questo intervento al SaaStr Annual smonta i miti del pitch da seed e ti consegna un framework concreto: cosa dire, in che ordine, e perché chiarezza batte sempre lo show.
Per chi è
Riassunto
Michael Seibel, partner di Y Combinator e co-founder di Twitch, ha visto oltre 2.000 founder pitchare al primo colloquio YC. Sul palco di SaaStr Annual prende quei colloqui e li traduce in un framework tattico per chi sta raccogliendo un seed o pre-seed. Niente teoria, niente storytelling motivazionale: solo cosa funziona quando hai 10 minuti e un investor di fronte.
Sei elementi, in quest'ordine
Un pitch seed contiene sei blocchi: cosa fa l'azienda, il team, la traction, gli unique insight, la dimensione di mercato, l'ask. Solo il primo e l'ultimo hanno una posizione fissa. Gli altri quattro vanno ordinati dal più impressive al meno impressive. Se hai una traction forte, viene subito dopo aver spiegato cosa fai. Se hai un team straordinario (founder che hanno costruito il software del Mars rover, per dire), parti da lì. Il problema, dice Seibel, è che molti founder credono esista un format standard rigido e finiscono per nascondere i loro punti di forza in fondo al deck. Errore: non ti regaleranno mai trenta minuti di attenzione, te ne guadagni due alla volta. Se gli ultimi due minuti sono stati noiosi, l'investor sta già controllando la mail.
Cosa fai: due frasi e un esempio
Devi saper rispondere a "cosa fa la tua startup" in due frasi e con un esempio concreto. L'esempio canonico di Seibel è Airbnb: prima frase, "permette a chi possiede una casa o un appartamento di affittarlo online"; seconda frase, "raccoglie il pagamento online e prende una commissione del 15% per ogni prenotazione". L'esempio: immagina di essere un cameriere a Washington DC, è il 2009, c'è l'inaugurazione di Obama, gli hotel sono pieni, e tu affitti casa per 4.000 dollari pagandoti l'affitto per due mesi. Specifico, memorabile, immediato. L'errore opposto è raccontare cosa fai con il linguaggio gergale che useresti con gli utenti, oppure cercare di essere accurati al 100%. L'obiettivo è 80% di accuratezza e 100% di chiarezza, non il contrario. E soprattutto: non lasciare la prima slide senza che l'investor abbia capito di cosa parlerete. Un trucco semplice è chiedere direttamente "ti è chiaro o vuoi un altro esempio?".
Team, traction, insight: gli errori che sbarrano il round
Sulla slide team conta chi siete, ruoli, accomplishments specifici, e idealmente come avete vissuto sulla pelle il problema che state risolvendo. Niente storia della vita: non c'è mai spazio nel pitch per la tua biografia, a meno che l'investor non la chieda due volte. Il founder JPL che ha contribuito al Mars rover non l'aveva nemmeno menzionato nella sua application: due mesi dopo, in office hours, Seibel ha dovuto tirarglielo fuori a forza. Se hai fatto qualcosa di forte, dillo senza giri.
Sulla traction, l'errore più diffuso è omettere la dimensione temporale. Cento utenti su TestFlight in un mese sono impressive; cento utenti su TestFlight dopo due anni sono il segnale opposto. Gli investor seed non cercano fatturato già acquisito, cercano momentum: dimostraci che spedite. E se la traction non c'è, non infilare cose finte (survey advisor, partnership di facciata): la slide vuota è meno dannosa della slide patetica. In quel caso stanno finanziando il team, e basta.
Gli unique insight sono la parte intellettualmente più interessante del pitch, ma puoi giocartela solo se l'investor ha già capito cosa fate e si è convinto del team. Sono le cose non ovvie che avete imparato sul problema, sul cliente o sulla soluzione, idealmente sostenute da numeri e fatti. L'insight di Airbnb era che processare i pagamenti come terza parte fidata sblocca un mercato dove host e guest non si fidano l'uno dell'altro. Niente di filosofico: una conseguenza tattica osservata sul campo. Se l'insight lo condividerebbe la metà delle persone in sala, non è unique.
Mercato e ask: i due punti dove tutti scivolano
Sulla dimensione di mercato, l'errore è citare un report ("JP Morgan dice che l'e-commerce vale 120 trilioni"). Non frega niente a nessuno. Quello che conta è il calcolo bottom-up: quanti utenti potete raggiungere, quanto fate pagare, perché quel prezzo regge rispetto a prodotti comparabili. Se mostri la matematica, l'investor ti percepisce come esperto, e gli investor finanziano gli esperti.
Sull'ask, l'errore è semplicemente non farlo. Seibel descrive una categoria di investor che chiama "se mi chiedono i soldi sarà imbarazzante dire no, quindi firmo": stima che valga fino al 10% dei casi. Questi investor sperano che il founder non chieda mai, perché preferiscono firmare un assegno da 25.000 dollari piuttosto che gestire il fastidio di un rifiuto esplicito. Se non chiedi, non li intercetti. L'ask deve includere quanto raccogli, quale milestone di revenue o usage raggiungerai nei prossimi 18-24 mesi, e qualche social proof (chi ha già investito). Niente piani di assunzione: a nessuno interessa chi assumi, interessa cosa farete con i soldi.
Il pitch non è un tema, è una conversazione
L'ultimo blocco è il più controintuitivo. Il pitch ideale non è una performance lineare: è una conversazione che porta l'investor a parlare. Nelle vendite si dice che se il cliente parla per più del 50% del tempo, è probabile che chiuda. Stessa logica con gli investor: più articolano da soli perché la cosa funziona, più si convincono a darti i soldi. Tu non stai convincendo loro a investire, sono loro che stanno convincendo se stessi. Il tuo lavoro è creare lo spazio perché lo facciano.
Pratica: se vedi un picco di interesse su un punto, esploralo. Se l'investor è curioso della slide quattro, salta lì subito, non rispondere "ci arriviamo dopo". Su Zoom hai un primo piano del loro volto e gli investor non sono giocatori di poker professionisti, le tells sono leggibili: noia, curiosità, scetticismo, riconoscimento. Guarda la faccia, non lo schermo della tua presentazione. Le slide stesse devono essere visivamente noiose: vuoi che ti guardino in faccia, non che ammirino il lavoro del designer. Un designer, peraltro, non ha idea di quali siano i punti chiave del tuo business e finirà per enfatizzare le cose sbagliate. Chiarezza e concisione, non Sizzle. È un consiglio che cozza con quasi tutto ciò che si insegna a scuola e nei corsi di public speaking, e proprio per questo funziona quando lo applichi davanti a un VC seed.
In chiusura Seibel pitcha YC dal vivo come esempio finale: due frasi su cosa fa l'acceleratore (fund con 500.000 dollari, deal standard), un esempio personale (la sua esperienza da founder di Twitch quando si chiamava Justin.tv), traction (oltre 75 portfolio companies che generano più di 100 milioni di ricavi), team (i partner YC sono tutti ex founder che hanno fatto il programma), tre unique insight stringati, market size con la matematica, ask in una parola: "apply". Niente Sizzle, niente storytelling lungo, niente design ricercato. Funziona perché è esattamente come consiglia di pitchare ai founder che ascolta in colloquio.
Key takeaways
- →Spicchi rispetto agli altri founder essendo conciso e chiaro, non aggiungendo energia o effetti scenici. Se l'investor non capisce cosa fai nei primi 30 secondi, non ti finanzia.
- →Servono due risposte diverse alla domanda "cosa fai": una per i clienti (gergale, sintetica) e una per gli investor (semplice, con esempio concreto in due frasi).
- →La traction non è un grafico: è la dimostrazione che fate cose in fretta. Senza la dimensione temporale (quanto tempo ci avete messo) qualsiasi traguardo perde valore. Se non hai traction, salta la slide.
- →Devi chiedere i soldi esplicitamente. Seibel stima che nel 70% dei pitch il founder non chiede mai. Per circa il 10% degli investor, l'ask convertirebbe un "no" silenzioso in un assegno.
- →Il pitch non è un tema in classe: è una conversazione. Se l'investor parla per il 50% del tempo, sta convincendo se stesso a investire. Skippa alle slide che lo interessano e fallo parlare.


