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Come funziona il funding di una startup, spiegato

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Perché vale la pena vederlo

Come funziona davvero il funding di una startup, oltre al titolo della valutazione: dilution round per round, terms che decidono il controllo, runway e il clock che parte il giorno in cui i soldi arrivano in banca. Per capire cosa firmi prima di firmarlo.

Per chi è

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Riassunto

Il funding di una startup raccontato dalle notizie non somiglia a quello vissuto dentro l'azienda. I titoli mostrano la dimensione dell'assegno e la valutazione, ma lasciano fuori la dilution, i terms, il board e il clock che parte il giorno in cui i soldi arrivano in banca. Il video parte da due esempi noti per fissare la posta in gioco: Travis Kalanick ha costruito Uber e all'IPO ne possedeva, secondo fonti pubbliche, meno del 9%, dopo essersi dimesso da CEO due anni prima su richiesta degli investitori; Stewart Butterfield ha costruito Slack e all'IPO ne deteneva circa l'8%. Il filo conduttore: una volta che entrano investitori e un board, il controllo non dipende più solo da chi ha avviato la società.

La scelta che precede ogni round: che tipo di azienda costruire

Prima di qualsiasi dettaglio sul funding, quasi ogni founder compie una scelta senza accorgersene. Esistono due tipi di azienda. Il primo è la società venture-scale, con round di grandi dimensioni, valutazioni alte e un'eventuale acquisizione o IPO: chi firma quegli assegni scommette che l'azienda venga comprata o si quoti, perché è così che recupera il capitale (non solo indietro, ma dieci, cinquanta o trecento volte quanto ha messo). Il ritorno funziona solo se l'azienda diventa enorme, e tutta la meccanica del venture è costruita attorno a quell'esito. Il secondo è quella che un tempo veniva chiamata lifestyle business e che il video ribattezza azienda durevole e redditizia: genera profitto, paga bene i founder, cresce con costanza per anni e non ha bisogno di investitori esterni perché non spende più di quanto incassa.

Entrambe le strade sono valide. L'errore ricorrente è voler costruire un business redditizio da possedere prendendo però soldi da investitori che vengono pagati solo se l'azienda vende o si quota: firmando per quell'assegno, si accetta di crescere abbastanza in fretta da vendere o quotare l'azienda su una tempistica decisa dagli investitori, non dal founder. Negli ultimi due anni la strada senza capitali esterni è diventata più realistica, perché l'AI ha reso il software più economico e veloce da costruire. Secondo i dati Carta citati nel video, le società a founder singolo sono passate da circa un quarto delle nuove startup nel 2019 a oltre un terzo oggi.

Come funzionano i round, dal pre-seed alla Series B

Il funding procede a stadi: nessun investitore vuole finanziare anni di un'azienda di cui non ha ancora visto progressi. Il pre-seed è il primo stadio, quando c'è un'idea e forse un prototipo e si raccoglie quanto basta per costruire il prodotto e metterlo davanti agli utenti. Nel 2026 si è diviso in due mondi: molti round restano sotto i $250.000, mentre quelli più grandi (founder che raccolgono almeno un milione) si attestano in media vicino a $1,4 milioni secondo Carta. La gran parte di questi deal non è a valutazione fissa: sono SAFE o convertible note, che permettono di prendere i soldi ora e definire la valuation dopo, di solito con un cap tra i 10 e i 15 milioni di dollari.

Il seed arriva di norma una volta che esistono un prodotto funzionante, primi utenti e segnali di domanda. Carta riporta una valutazione mediana seed post-money record di $24 milioni a fine 2025, contro circa $18 milioni l'anno prima; post-money indica il valore della società subito dopo l'ingresso del nuovo investimento. Le startup AI ottengono un premio: sulla Series A, Carta registra valutazioni AI circa il 38% più alte rispetto alle non-AI, e i migliori deal possono superare i $40 milioni. La Series A aveva una regola semplice (un milione di dollari di ARR, ossia la somma degli abbonamenti dei clienti su dodici mesi), ma oggi la maggior parte degli investitori vuole vedere più vicino ai 2 o 3 milioni, salvo crescita eccezionale, team tecnico di altissimo livello o un posizionamento AI differenziato. La Series B di solito non arriva finché i ricavi non sono nelle decine di milioni. Ogni round ha le sue regole, e presentarsi a una Series A pitchando come fosse un pre-seed porta a un no.

Dilution e valuation: i due numeri che i founder fraintendono

Quando un investitore mette soldi nell'azienda non compra le azioni del founder: la società crea azioni nuove e le assegna a lui. Se due cofounder hanno avviato l'azienda con 100 azioni divise a metà, quelle 50 a testa restano. La società ne stampa, per esempio, 20 nuove e le consegna all'investitore sopra le 100 esistenti: il numero di azioni del founder non cambia, ma la sua percentuale sì, da 50 su 100 (metà dell'azienda) a 50 su 120, cioè il 41%, senza aver venduto una singola azione. Questa è la dilution, e accade a ogni nuovo round. L'esempio Facebook lo rende concreto: nel 2004 Peter Thiel, primo investitore esterno, diede a Mark Zuckerberg ed Eduardo Saverin $500.000 per circa il 10% della società, valutandola poco sotto i $5 milioni. All'IPO ogni founder originario possedeva una frazione di ciò con cui era partito, ma su una società da cento miliardi di dollari quella frazione valeva comunque decine di miliardi.

I founder si fissano sulla valuation più che su qualsiasi altra cosa: è il numero del comunicato, quello che si confronta con gli altri founder, quello che si festeggia quando il round chiude. Eppure alle fasi early è il numero che conta meno. La verità su pre-seed e seed è che le valutazioni non si calcolano, si concordano: non c'è una formula perché non c'è ancora un business da quantificare. La valuation diventa una negoziazione su quanto rischio l'investitore si prende ora rispetto a quanto può guadagnare dopo se l'azienda funziona. Con cinque investitori che competono per il round si può spingere il numero in alto; con uno solo tiepido, no.

I terms decidono il controllo, e il clock che parte subito

Arrivati alla Series B, secondo i dati Carta più recenti citati nel video, la proprietà mediana del team fondatore si aggira intorno al 23%. Il board può rimuovere il founder da CEO, che ha bisogno dell'approvazione del board persino per concedersi un aumento. È qui che entrano i terms, che pesano più della valuation. Una liquidation preference decide chi viene pagato per primo e quanto se l'azienda viene venduta: la versione founder-friendly è la "one times non-participating" (gli investitori riprendono i soldi e basta); quella da sorvegliare è la "participating", per cui riprendono i soldi più una quota di ciò che resta. Su una vendita da $30 milioni con $10 milioni raccolti e una preference participating, gli investitori riprendono prima i $10 milioni e poi una fetta dei restanti $20 milioni. Le protective provisions danno potere di veto su decisioni grandi (vendita, nuovi round, budget, emissione di azioni, debito); i pro-rata permettono a un investitore early di mantenere la propria percentuale nei round futuri; i drag-along obbligano i soci di minoranza a vendere se la maggioranza vuole vendere.

Questi terms sembrano clausole in piccolo quando l'azienda cresce, ma sono scritti per i momenti difficili: il down round a valutazione più bassa, il bridge round d'emergenza per pagare gli stipendi, l'offerta di acquisizione più bassa del previsto. Il caso Uber è l'esempio pubblico: Kalanick si dimise da CEO nel 2017 dopo che gli investitori chiesero un cambio di leadership, e chi gli aveva dato soldi anni prima finì per avere voce in capitolo su chi guidasse l'azienda. Una volta che i soldi sono in banca parte un clock: gli investitori hanno firmato aspettandosi crescita rapida verso il round successivo, su una tempistica già in conto. La runway, un tempo consigliata sui 18 mesi, oggi è considerata stretta a quella cifra (il video riporta che la società media che ha raccolto una Series A a fine 2024 aveva atteso circa 2,1 anni dal round precedente), e molti founder ne raccolgono ora 24-30 mesi. Se i numeri attesi da una Series A non arrivano entro il mese 12-14, iniziano le conversazioni difficili con chi ha finanziato.

Cosa portarsi a casa

Capire come funziona il funding prima di firmare cambia il tipo di azienda con cui un founder esce dal tavolo: chi conosce dilution, terms e clock raccoglie dal tipo giusto di investitore, alla dimensione giusta, con clausole che non lo mettono all'angolo due anni dopo. Tre leve restano sotto controllo del founder. La prima: decidere in anticipo che tipo di azienda costruire, perché nel 2026 non raccogliere affatto è un'opzione reale, con società a founder singolo che raggiungono il milione di ricavi annui in modo prima raro. La seconda: smettere di guardare solo la valuation e chiedersi cosa si è ceduto per ottenerla, leggendo la liquidation preference e le protective provisions prima della firma. La terza: trattare la runway come il numero più importante in azienda, perché restare bloccati tra un round e l'altro a corto di cassa è una delle cause più comuni di fallimento delle startup VC-backed.

Key takeaways

  • Raccogliere capitali significa scegliere il tipo di azienda: una venture-scale che punta a exit o IPO, oppure una società redditizia che il founder controlla a lungo. Prendere soldi VC e poi voler restare redditizia al proprio ritmo sono obiettivi incompatibili.
  • La dilution non toglie quote esistenti: la società crea nuove azioni per gli investitori, quindi la percentuale del founder scende a ogni round. Con 50 azioni su 100 si ha il 50%, ma 50 su 120 diventa il 41% senza vendere nulla.
  • La valuation finisce nel comunicato stampa, ma alla fase early conta poco: nei round pre-seed e seed non si calcola, si negozia in base alla concorrenza tra investitori. Sono i terms (liquidation preference, protective provisions, pro-rata, drag-along) a decidere chi controlla l'azienda.
  • Ogni round ha regole diverse: il pre-seed pesa il team e l'idea, la Series A pesa ricavi e crescita (oggi servono 2-3 milioni di ARR contro l'1 milione di un tempo). Pitchare lo stage sbagliato porta a un no.
  • Il giorno in cui i soldi entrano parte un clock: gli investitori si aspettano crescita rapida verso il round successivo. La runway oggi consigliata è salita a 24-30 mesi e restare bloccati tra un round e l'altro è una delle cause più comuni di fallimento delle startup VC-backed.

FAQ

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